Playstones/Playwar 2012-15… fotografie prelevate dalla rete, sentieri e tracce in mezzo a boschi, percorsi della grande guerra, impronte di pensieri e ragioni umane, non singoli punti di realtà ma concentrati di sequenze e percorsi formalizzati da altri….e sassi.
Gli oggetti che aggiungo sono apologia delle dissonanze, intrusione di un vissuto, di una fisicità irriducibile a qualsiasi corpo d’immagine.
La pietra, oggetto reale, galleggia al centro del box, guardandola rimane il dubbio sulla sua traiettoria, sta retrocedendo verso l’immagine o si scaglia contro il nostro sguardo?
“L’ambiguità è d’obbligo, scrive Valerio Dehò nel testo di presentazione di questo libro/multiplo Playstone, e se la pietra venisse fuori dal bosco, se invece si trattasse di un attacco a chi guarda, o al ‘vedere’ in ogni caso, cioè al principio dell’arte?
Il sasso compare come maschera/volto/arma, incarnazione del caos, teste che ci guardano, minacciano la ragione strumentale e applicativa dell’uomo, una ragione che vuole misurare, controllare tutto, distruttiva.
Pietre, sasso, testa, volto sospeso tra la realtà e tutte le sue possibilità, testimone di luoghi dove la natura non è mai domata e l’uomo mai rassegnato.

….photos taken from the web, tracks and pathways through the woods, the itineraries of the Great War, imprints of human thought and reasons, not individual points of reality but concentrated sequences and paths formalised by others….and stones.
The objects I add are an apology for the dissonances, intrusion of an experience, of a physicality that cannot be reduced to any image-related body.
The stone, which is real, floats in the middle of the box. Looking at it we are left with some doubt as to its trajectory. Is it withdrawing towards the image or is it rushing towards our gaze?
“Ambiguity is a must”, writes Valerio Dehò in the presentation of this Playstone book/multiple. “but what if the stone were to come out of the wood, if it were to be an attack on the spectator, or the “act of seeing” in general, that is the principle of art?
The stone looks like a mask/face/weapon, embodiment of chaos, heads that look at us, threating man’s instrumental and applicative reason, a destructive reason which wants to measure, control everything.
Stones, pebble, head, face suspended between reality and all its possibilities, witness of places where nature is never tamed and man is never resigned.

loadinggif  FOTOGRAFIA/ SASSO/PLEXIGLASS/ CM 53 X 40 X 30